26/11/2017 – Convegno gruppo Medici

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Interverranno

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Introduzione al Convegno – a cura di Gianluigi Manca

Al convegno della Associazione Europea degli Ex-Alunni medici svoltosi a Parigi nel 2012 si è parlato di medicina dal volto umano, termine che dava il titolo al Convegno e che significava il modo con cui un Cristiano, formato in una scuola dei Gesuiti, può intendere la propria pratica professionale nel campo della salute.
Questo termine è a mio avviso estremamente semplice ed efficace. Ci possiamo chiedere come un Cristiano può interpretare la sua professione cercando delle risposte complesse e difficili, l’idea di medicina dal volto umano è semplice: come può un cristiano porsi di fronte ad una persona che soffre, ad una persona bisognosa di cure?
Semplicemente in modo umano, in modo accogliente, in modo empatico, facendo sentire il paziente innanzitutto un uomo, dando centralità al paziente e ponendosi con lui in un modo fraterno. In un modo che accoglie l’uomo con la sua sofferenza. Questo è un modo, ripeto, molto semplice ma che fornisce una risposta concreta alla domanda come può Cristiano operare nel campo della salute. E questo è anche un modo che unisce, che crea consenso. Non crea divisione fra le diverse professioni di fede e fra le diverse ideologie politiche, è una modalità di pensare la medicina che non può che essere condivisa da tutti.

Nel numero di Marzo di Tuttoleone, la rivista della nostro Istituto e della nostra Associazione, è riportato uno scritto di Papa Francesco sul tema dell’ascolto che riportiamo di seguito. Questa lettura è stata illuminante. Ci siamo ritrovati profondamente nelle parole del Santo Padre. Ci siamo resi conto che l’ascolto è parte fondamentale di una medicina dal volto umano. Ascoltando il paziente lo si fa sentire accolto ed accettato e nel contempo diventa per noi più facile  renderci conto  della situazione clinica. Ciò ci è parso bellissimo e molto interessante come spunto di riflessione. L’ascolto nella vita come nella professione medica è uno strumento fondamentale per far sentire l’altro accolto, capito ed accettato. Abbiamo così deciso, come gruppo medici Ex-Alunni dell’Istituto Leone XIII di organizzare un momento di incontro e di riflessione. Nel convegno di Novembre appunto ognuno dei medici Ex-Alunni partecipanti proporrà una breve riflessione su “L’ascolto in medicina” che tragga spunto dalle parole del Santo Padre e che si riferisca alla propria esperienza professionale e umana.

Le parole di Papa Francesco

Come vorrei che il nostro modo di comunicare, e anche il nostro servizio di pastori nella Chiesa, non esprimessero mai l’orgoglio superbo del trionfo su un nemico, né umiliassero coloro che la mentalità del mondo considera perdenti e da scartare! La misericordia può aiutare a mitigare le avversità della vita e offrire calore a quanti hanno conosciuto solo la freddezza del giudizio. Lo stile della nostra comunicazione sia tale da superare la logica che separa nettamente i peccatori dei giusti. Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazione di peccato – violenza, corruzione, sfruttamento, ecc. – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore. È nostro compito ammonire chi sbaglia, denunciando la cattiveria e l’ingiustizia di certi comportamenti, al fine di liberare le vittime e sollevare chi è caduto. Il Vangelo di Giovanni ci ricorda che “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Questa verità e, in definitiva, Cristo stesso, la cui mite e misericordia e la misura della nostra maniera di annunciare la verità e di condannare l’ingiustizia. È il nostro precipuo compito affermare la verità con amore (cfr Ef 4,15). Solo parole pronunciate con amore e accompagnate da mitezza misericordia toccano i cuori di noi peccatori. Parole e gesti duri o moralistici corrono rischio di alienare ulteriormente e coloro che vorremmo condurre alla conversione e alla libertà, rafforzando loro senso di diniego e di difesa.
(…)
Per questo è fondamentale ascoltare. Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza. Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune.
Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui. Nell’ascolto si consuma una sorta di martirio, un sacrificio di se stessi in cui si rinnova il gesto sacro compiuto da Mosè davanti al Roveto ardente: togliersi i sandali sulla “terra santa” dell’incontro con l’altro che mi parla (cfr Es 3,5). Saper ascoltare e una grazia immense, è un dono che bisogna invocare per poi esercitarsi a praticarlo.

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