Cristo Re dell’Universo

Alberto Carloni, nostro Ex-Alunno dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria, ha scritto questa bella riflessione in occasione della festa di Cristo Re del 24 novembre

(fonte: Ex-News 04-2019)

Con molto piacere riprendo a proporvi le mie paginette in occasione della bella festa (domenica 24 novembre) di Cristo Re dell’universo, istituita da Papa Pio XI l’11 dicembre del 1925 con l’enciclica “Quas Primas”. Qualcuno ha fatto giustamente notare il significato non solo teologico che ha avuto un tale pronunciamento della Chiesa: si afferma infatti la regalità di Cristo, come l’unica che davvero conti, in tempi di tragici regimi totalitari (gli Anni Venti) che pretendevano dai popoli una adesione personale assoluta.

Ho scritto bella, ma mi pare poco, aggiungerei consolante, anzi, molto consolante è questa festa che chiude solennemente l’anno liturgico (C) e che è anche riconosciuta da molte confessioni protestanti, prima fra tutte la Chiesa Luterana. Molto consolante perché afferma che Cristo è il re dell’universo, di questo nostro universo conosciuto e di tutti gli altri eventuali universi paralleli ipotizzati da scienziati e filosofi. Molto consolante perché ci ricorda che Cristo è il re del tempo e dello spazio, è lo sceneggiatore e il regista della storia (ma attenzione: senza nulla togliere alla nostra libertà). Però alla fine – come ci assicura/rassicura san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi – Dio sarà tutto in tutti. E Dio è solo Amore!

Vale la pena soffermarsi sul Vangelo della domenica 24: è di Luca (23, 39-43). L’evangelista ci accompagna sul Golgota, ai piedi delle tre croci: al centro Gesù, alla sua sinistra e alla sua destra altri due condannati; due ladroni secondo Matteo, due malfattori secondo Luca, mentre Marco e Giovanni non specificano. Ma non ha importanza. Qualche studioso lancia l’ipotesi – per nulla balorda – che siano stati due ribelli, due patrioti compagni di Barabba e arrestati con lui. I Vangeli apocrifi ci rivelano pure i loro nomi: quello di destra, che si pente, Disma o Tito; quello di sinistra, che continua a imprecare, Gesta o Dimaco.

Mentre scrivo queste righe mi viene in mente il bellissimo album “La Buona Novella”, pubblicato da Fabrizio De André nel 1970, che nel racconto della crocifissione ha uno dei suoi momenti più poetici con il brano “Tre madri”… ma non divaghiamo… desidero invece sottolineare che Luca è l’unico evangelista che riporta il dialogo tra Gesù e i condannati e forse non poteva essere diversamente dato che lui è il cantore della misericordia di Dio (Dante lo chiamava “scriba mansuetudinis Christi”) e ha sempre narrato i grandi perdoni. Gli esegeti, così attenti alle parole, ci fanno notare che per Luca l’unico crocifisso è Gesù, gli altri due sono appesi alla croce.

Là sul Golgota, su quel terrapieno arido e alto solo come un cavalcavia, racchiuso da secoli nella basilica del Santo Sepolcro, si è raggiunta una delle vette più alte della misericordia divina. Là sul Golgota c’è un Dio che muore per noi, come noi, con noi (se fosse stato crocifisso da solo sarebbe sempre morto per noi e come noi, ma non con noi).

Da piccolo ero convinto – forse perché me lo facevano credere – che il condannato che bestemmiava, che sfidava Gesù a dimostrare di essere davvero il figlio di Dio, sarebbe andato all’Inferno a differenza dell’altro che si è trovato – primo e unico fra tutti i mortali – il Paradiso garantito. Ma ora che sono grande, anzi vecchio, non la penso più così… Ritengo infatti che qui Luca abbia voluto darci uno degli esempi più alti dell’amore misericordioso di Dio perché Gesù all’altro non ha detto “No, tu non ci verrai”, no, non gli ha detto niente… Gli ha lasciato ancora tempo per pentirsi, per accogliere il suo amore. Non è un silenzio che tradisce disinteresse o addirittura abbandono, ma significa speranza e attesa. Usando un termine calcistico, potremmo dire che Dio ci concede sempre i supplementari. Quanto lunghi? Non sappiamo, non possiamo dirlo: i suoi tempi, per fortuna, non sono i nostri.

Sia chiara una cosa. Il condannato che si affida a Gesù ha solo intuito e per di più in maniera vaghissima la grandezza di Gesù e la diversità del suo regno e perciò della sua regalità. Ma questo gli è bastato. Come è altrettanto chiaro che Luca ci ha raccontato quel dialogo per sottolineare che non è mai troppo tardi per ammettere le nostre colpe e per accogliere l’amore di Dio. Se noi invocheremo il Signore con la stessa disposizione d’animo che ha avuto il condannato pentito, sicuramente anche a noi il Signore risponderà: “In verità io ti dico: oggi sarai con me nel Paradiso”!

Alberto Carloni
Ex-Alunno
Ordine Secolare dei Servi di Maria)