I ritiri spirituali – e la vita interiore

Una pietra miliare dell’educazione Ignaziana: il ritiro spirituale

(fonte: Ex-News 01-2020)

Un’altra pietra miliare dell’educazione Ignaziana è, tuttora, il “ritiro spirituale”. Esso può durare qualche ora, un giorno, più giorni. Caratteristiche peculiari sono l’isolamento e la concentrazione dello spirito, nel silenzio.

Ai tempi del liceo si viveva questa pratica senza conoscerne la straordinaria ricaduta nella vita.. sullo spirito di ognuno. Ammesso che si desideri fruire di questa eccezionale opportunità..

Per noi era solo un’occasione per evitare uno o più giorni di lezioni e per interrompere la routine, soprattutto se il ritiro si sarebbe svolto in qualche casa dei Gesuiti, al di fuori del Leone.

Ci si andava in pullman. All’arrivo si veniva confinati in spartane stanzette singole: piccolo letto, tavolino, sedia, inginocchiatoio, armadietto, finestra. Consegna assoluta: SILENZIO.

Si stava in comune durante le letture di qualche brano biblico od evangelico e durante le riflessioni condotte da padri gesuiti di grande caratura. Unica dote concessa: penna e quaderno.

Il predicatore sottoponeva all’attenzione del gruppo temi diversi: intimi, spirituali, d’amore, sociali. Ognuno era libero, nel silenzio, di approfondire ed elaborare una riflessione personale durante sessioni comuni o solitarie, nella propria camera.

Un Gesuita visitava ricorrentemente i partecipanti, nella solitudine delle camerette, per approfondire eventuali esigenze personali. Alla fine del ciclo: confessioni e Santa Messa.

I pranzi erano consumati in comune, in refettorio, in silenzio, ascoltando un lettore che declamava brani sacri. Unico momento di “sollievo” dopo il pranzo, era costituito da una passeggiata di mezz’ora all’aperto, di solito nel parco di cui erano dotate tali residenze. Allora era consentito parlare tra noi, ma sottovoce e a piccoli gruppi: non più di tre o quattro ragazzi. Proibito qualsiasi gioco. Noi superavamo tutte queste regole in maniera molto creativa: battaglia navale a distanza, alfabeto muto, alfabeto Morse. I padri lo sapevano, ma lasciavano correre. Ci lasciavano qualche modesta e controllata via di fuga.

Mediante la seria partecipazione a tali ritiri, si conseguiva uno straordinario allenamento all’introspezione, all’approccio e ricerca di soluzione di ogni intimo problema: che si parlasse solo con se stessi o col Padreterno, non era molto importante. Ma ancora oggi considero le mie capacità di interiorizzazione, riflessione e concentrazione come un “ritorno” prezioso di quei ritiri spirituali, che allora consideravo come noiosa consuetudine.

La frequentazione del Leone e le lezioni di religione e di vita cristiana impartitemi da P. Maestri, P. Lanza, P. Salvini, P. Bruno, P. Ceroni, P. Colombo, P. Fezzi, ebbero però altre conseguenze nello sviluppo della mia sensibilità e disponibilità umane. Ma questo lo compresi solo al raggiungimento della piena maturità e della vecchiaia. Allora vivevo ogni manifestazione di vita come un fatto “naturale e necessario”. Solo poi capii che ciò che da giovane avevo vissuto come momento ovvio e normale era invece un’opportunità eccezionale concessami dalla vita.

SC