Qualche riflessione di fine anno

(fonte: Ex-News 04-2018)

Ho avuto modo di ascoltare il cardinale Angelo Scola nel settembre scorso (esattamente il giorno 26, in Curia) alla presentazione del suo libro “Ho scommesso sulla liberta’ – autobiografia” (ed.Solferino, 2018). Riporto qui in estrema sintesi alcuni argomenti, sollevati da lui e da un altro relatore, che mi hanno colpito particolarmente (citati in ordine di intervento).

Alberto Sportoletti di Università Bicocca, Presidente dell’Associazione Retemanager.

“Il buon esempio deve diventare cultura / Occorre evitare che il tronco vecchio della Chiesa avvizzisca / Il mondo del lavoro chiede sempre più curiosità e interdisciplinarietà / Va unificato il sapere verso uno scopo comune”.

Angelo Scola: “Il cattolicesimo politico è finito ma sul tema delle implicazioni sociali può aiutare l’Italia a trovare più vigore / Milano decisiva per tutta Europa in quanto meno “incrostata” di altre metropoli / La rinascita della politica deve partire dalla provincia / Siamo in un’epoca post secolare / Vita buona e amicizia civica”.

Riferendomi poi al suo libro mi piace qui citare questa parte (pag.122 e 123) nella quale l’autore ricorda come, in un dibattito tenutosi a Monaco nel 2004 tra Ratzinger e Habermas su cristianesimo e società post secolare, “entrambi si trovarono d’accordo nel riconoscere che la religione non può più essere considerata come il fondamento vincolante dello Stato ma ha tutto il diritto di essere ammessa nel dibattito pubblico come una componente di civiltà in grado di affermare principi e valori, esercitando un influsso sulla configurazione dell’ordinamento civile. Ciò significa che la visione religiosa entra a pieno titolo nei processi di formazione del consenso”.

Concludeva quindi Angelo Scola sottolineando l’importanza “che i credenti facciano propria questa dinamica in vista di un più vasto riconoscimento, non sulla base di un confronto tra princìpi astratti, ma attraverso la testimonianza personale e pubblica di valori vissuti”.

Mi è capitato successivamente di rileggermi “La caduta nel tempo” di Emil Cioran (filosofo romeno vissuto tra il 1911 ed il 1995), pubblicato nel 1964. E qui mi sento di citare questo breve passo: “una religione non è niente di per sé; la sua sorte dipende da coloro che l’adottano. I nuovi dèi esigono uomini nuovi, capaci in ogni occasione di pronunciarsi e di scegliere di dire chiaramente “sì” o “no” invece di invischiarsi in cavilli o di rendersi anemici per abuso della sfumatura. Poiché le virtù dei barbari consistono proprio nella forza di prendere partito, di affermare o di negare, esse saranno sempre celebrate dalle epoche agonizzanti; la nostalgia della barbarie è l’ultima parola di una civiltà […]”.

Insomma, ho trovato in queste due occasioni alcuni spunti interessanti per una riflessione sulla costruzione della capacità di comprendere e di impegnarsi di giovani e meno giovani…..perché “grande è la confusione sotto il cielo” ma (contrariamente a quanto pensava Mao Tse-Tung) non è detto che la situazione sia favorevole. Auguri a tutti!

Bruno Goatelli