Fratel Arturo Besana

Cari amici,
vi devo riportare la triste notizia che, nella tarda serata di ieri, domenica 4 settembre, ci ha lasciati fratel Arturo Besana S.I.

Instancabile, sempre disponibile e sorridente: la prima immagine che mi si presenta alla mente, in questo momento, è di fratel Besana che, tanti anni fa, vicino a me e agli altri bambini col grembiulino delle elementari, “appariva” con lo sguardo buono dalle scale della falegnameria, in cui me lo immaginavo intento a costruire, ad aggiustare, a creare.

E così era.
Ancora il mio ultimo ricordo, recente, quando aveva accompagnato me ed un altro Ex-Alunno a vedere il presepe che aveva preparato per il piano dei padri. Nella classicità della scena aveva inserito ritagli di articoli di giornale di quei giorni, di sofferenza, e ci raccontava, con lo stesso sguardo buono, di quanto la natività di Gesù fosse ancora e sempre necessaria.

Si è spento nella casa di Gallarate dove si era trasferito da qualche mese.

La Santa Messa di saluto alla salma si terrà domani,
martedì 6 settembre, alle 14.30,
nella Chiesa del Leone XIII.

Paolo Arosio
Presidente Associazione Ex-Alunni Istituto Leone XIII

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Il ricordo di fr. Arturo Besana da parte del prof. Giovanni Tonzig (dal libro “Arrivederci Dio”)

Agli undici anni di frequentazione del Leone XIII come studente, ventisei ne seguiranno, dopo l’intervallo universitario, come docente: trentasette anni di Leone in tutto, penso che sia un caso unico. Mi ritrovai collega d’insegnamento, a sedici anni di distanza dal mio ultimo anno di liceo, di alcuni che erano stati miei professori: feci fatica a dar loro del tu. Al Leone, il bombardamento religioso dei miei tempi era ormai solo un ricordo. I tempi erano cambiati: c’era stato il Concilio, c’era stato il ’68, c’era stata la riforma liturgica del ’69, in sedici anni si erano verificati mutamenti che in altre epoche avrebbero richiesto secoli. I Padri erano in sofferenza, la vecchia e la nuova guardia non si capivano, alcuni Padri giovani preferirono cambiare materialmente sede, preferirono abbandonare la scuola per impegnarsi più direttamente «nel sociale», come si incominciava a dire: traballava, visti anche i risultati deludenti, l’idea stessa di scuola di ispirazione cattolica. “I ragazzi non ci ascoltano”, mi disse angosciato il Padre C., Rettore dell’Istituto, nel corso del colloquio durante il quale, dopo la mia assunzione da parte del Preside, facemmo la reciproca conoscenza.
Ci fu una riunione plenaria di tutti gli educatori, padri e docenti. Il tema era quello educativo, le nostre difficoltà, il nostro fallimento. Si susseguirono gli interventi, vennero avanzate proposte. Io tenni la bocca chiusa perché ero arrivato da poco, ascoltai con attenzione: tutto vero, tutto giusto; però avevo la sensazione che si girasse attorno al problema, che non si mettesse il dito sulla piaga. Entrai di colpo in risonanza solo alla fine, quando uno dei Fratelli coadiutori, Arturo B., si alzò in fondo alla sala e, prendendo tutti in contropiede, spiegò il disastro, con semplicità disarmante, con queste poche parole: “non vedono la nostra fede”. Mi parvero, allora, parole profetiche, e adesso ne sono più che mai convinto. L’avrei abbracciato.

NdA per i leoniani: il Rettore dell’Istituto era Padre Cattaneo, il Preside era Padre Dossi.