La ferita che trasformò Ignazio

Dal sito news.gesuiti.it, la presentazione del libro “In cammino con Ignazio” di padre Arturo Sosa, Generale dei Gesuiti, è l’introduzione all’Anno Ignaziano che si aprirà il 20 maggio, a 500 anni dalla conversione del fondatore della Compagnia di Gesù, dopo la ferita nella battaglia di Pamplona

(dal sito news.gesuiti.it)

“In cammino con Ignazio”, per rispondere alla domanda di libertà che ci portiamo dentro. È lo scopo del volume, che esce alla vigilia dell’apertura dell’Anno Ignaziano ed è stato realizzato, tra settembre e dicembre del 2020, quindi in piena pandemia, dal generale dei gesuiti, padre Sosa, 72 anni, trentesimo successore di sant’Ignazio di Loyola dall’ottobre 2016, con il giornalista spagnolo Dario Menor.

Padre Arturo Sosa S.I, Papa Francesco, il giornalista Dario Menor

Il volume, edito in Italia da Adp e tradotto in  9 lingue, è stato presentato martedì  11 maggio nell’aula della Curia generalizia della Compagnia di Gesù dai due autori – Sosa e Menor – e da suor Jolanda Kafka, presidente dell’Uisg (Unione internazionale delle superiori generali), autrice della prefazione del libro. Al centro del testo le sfide della Chiesa cattolica e della vita della Compagnia di Gesù, presente oggi in 127 Paesi;  il rapporto con il primo Papa gesuita della storia, gli scenari di politica internazionale, e infine quello schiuso dalla pandemia. Padre Sosa ripercorre le tappe della sua vita, l’interesse per la politica, la vocazione, l’impegno sociale e accademico nella Compagnia di Gesù. Il superiore dei gesuiti esamina le cosiddette “preferenze apostoliche” (Pau): l’accompagnamento nella spiritualità, il cammino con gli esclusi, i poveri e gli emarginati, la vicinanza ai giovani, l’attenzione al creato.

Una storia paradigmantica

«La storia di Sant’Ignazio è stata paradigmatica nella mia vita. Inizialmente egli era determinato ad avere successo a corte e aveva una tabella di marcia già pronta per se stesso. Una ferita subita in battaglia cambiò tutto, gli diede il tempo di riflettere e di vedere che Dio aveva sogni diversi per lui. Processi simili di cambiamento sono avvenuti nella mia vita in modi e tempi diversi, quando ho imparato ad ascoltare come Dio mi parla. In questo tempo di Covid, sta accadendo nella vita di così tante persone intorno a noi che si trovano faccia a faccia con i limiti dei loro progetti di vita. La conversione è essere sulla strada per diventare esseri umani più pieni», scrive Sosa nel libro.

Nella sua presentazione padre Sosa è partito dalla situazione attuale: «Una inattesa e lunga esperienza di misure sanitarie, collettive e globali, a causa della pandemia del Covid-19, ha riacceso l’ansia e la domanda di libertà», ha detto. Ma, si è chiesto, come raggiungere la vera libertà? Una domanda che ha aperto la presentazione del volume e accompagna tutta la riflessione del libro.  «Un aspetto importante della risposta è che si tratta di un “cammino”, di un processo… Non si ottiene la libertà all’improvviso, di colpo. Non è il risultato di un atto di magia, né di ideologie utopiche, né un regalo di qualche messia populista che la offre gratis. Giungere alla libertà suppone dunque un lungo e complesso cammino di liberazione».

La ricerca della libertà

Nel caso di Ignazio fu una palla di cannone a innestare il cambiamento: «La ferita subita da Ignazio di Loyola nella battaglia di Pamplona 500 anni fa fu un momento cruciale nel suo cammino di liberazione. Con la gamba distrutta, si convertì in pellegrino, in camminatore verso la vera libertà. Si liberò dalle illusioni che si era costruite secondo la sua esperienza familiare e alla corte reale, per perseguire l’ideale costruito a partire dall’incontro personale con Gesù di Nazaret, che gli permise di scoprire l’essenza della libertà: l’amore che porta alla consegna della propria vita perché altri abbiano vita». La Compagnia nasce perché Ignazio scopre che «non si cammina da soli verso la vita in libertà». Il libro si ispira all’immagine del pellegrino che unisce a sé molti per camminare insieme verso la vita in libertà. Lo slogan scelto per l’Anno Ignaziano 2021-2022 “vedere nuove tutte le cose in Cristo”, vuole significare che «non si tratta di volgersi indietro, né di esaltare la figura di Ignazio di Loyola. Ispirati dalla sua esperienza cerchiamo di identificarci con la persona di Gesù Cristo, l’unico Signore, così da sintonizzarci con lo sguardo di chi ha dato la vita per tutti gli esseri umani per mostrare questo cammino verso la vita in libertà».

Un cammino in compagnia

Un cammino che si incrocia «con una Chiesa che cerca di crescere come Popolo di Dio su una via sinodale».  Chi sono i compagni di strada? «Camminiamo con molte altre persone collaborando in una missione di riconciliazione e di giustizia. Camminiamo insieme agli emarginati del mondo, accompagnati dai giovani, sensibili al deterioramento dell’ambiente e favorendo il miglioramento della cura della Casa Comune. Camminiamo e mostriamo il cammino verso Dio attraverso il discernimento e gli Esercizi Spirituali che abbiamo ereditato da Ignazio di Loyola».

«Camminare con energia e discernendo la rotta secondo gli occhi del Signore Gesù per trovare la direzione della vita in libertà per tutti gli esseri umani», dice Sosa.

Il carisma al femminile

Suor Jolanda Kafka, presidente dell’Uisg e teologa polacca, sottolinea che ben 70 congregazioni femminili che aderiscono all’Unione «si definiscono come aderenti alla spiritualità ignaziana, ma sono pochissime le religiose che non si siano abbeverate agli esercizi spirituali di sant’Ignazio». E ha ringraziato sant’Ignazio per lo strumento del discernimento,  e a papa Francesco, il quale «ha chiesto ai gesuiti di “tradurre” il discernimento per tutti i fedeli».

Darío Menor  ha raccontato che, quando il 3 maggio è stato consegnato il libro a Francesco, «abbiamo parlato dei momenti ‘palla di cannone’, quelli che cambiano la vita come la ferita per sant’Ignazio. Il Papa ci ha mostrato una scultura in legno, un cubo con una frattura al centro e le dita di due mani che cercavano di aprire questo varco per uscire. È un dono dei detenuti del carcere di Padova che hanno scritto le meditazioni per la Via Crucis in piazza San Pietro del 2020. Quella, ci ha detto Francesco, è stata il loro momento ‘palla di cannone’. Scopo di questo libro è essere una ‘palla di cannone’ per il lettore, per portare lo sguardo fuori di noi e avere una visione diversa della società e del mondo nel quale ci troviamo».