La sfida della presenza cristiana nell’istruzione pubblica

(fonte: Avvenire, 14 marzo 2018)

Cavana (Lumsa): arricchire il pluralismo educativo. L’arcivescovo Zani: occorre formare le nuove generazioni

Salvaguardare la parità scolastica, attraverso forme di sostegno alle scuole non statali, permetterebbe all’Italia di garantire un autentico pluralismo culturale, così come avviene in molti altri Paesi europei. È infatti questa una delle risposte «alle nuove sfide educative poste dalla relativizzazione dei valori e dalla crescente multiculturalità che richiedono una rinnovata presenza e testimonianza cristiana all’interno di sistemi di istruzione pubblica più integrati», ha spiegato Paolo Cavana, docente alla Lumsa, intervenendo a Roma al Convegno di studi promosso dalla Facoltà di Diritto canonico della Pontificia università della Santa Croce sul diritto all’educazione e all’insegnamento.

«Il finanziamento pubblico delle scuole private confessionali attuato secondo diversi modelli – ha osservato – è uno dei principali strumenti di cui lo Stato può avvalersi per favorire e promuovere questa tendenza che al tempo stesso arricchisce il pluralismo educativo e formativo». Se da una parte è vero che «l’antica e secolare querelle tra scuola pubblica e scuola privata confessionale che si è alimentata in alcuni Paesi delle ricorrenti tensioni tra Stato e Chiesa sembra essersi esaurita quasi ovunque come dimostra l’acquisita integrazione delle scuole private all’interno di sistemi scolastici più coesi», dall’altra si evidenzia un gap nell’attribuzione delle risorse statali. «Nei fatti, l’Italia non ha un sistema di finanziamento pubblico organico comparabile con gli altri Stati europei », ha ribadito Cavana, sottolineando che «a fronte della presenza di un insegnamento cattolico nella scuola pubblica, l’attenzione alla scuola privata è quasi assente».

Per fare fronte alle sfide odierne imposte da un mondo globalizzato e secolarizzato, un altro strumento che appare ormai indispensabile è l’educazione alla cittadinanza. Essa, ha detto Alessandro Ferrari, docente all’Università degli Studi dell’Insubria, «ha un’indubbia forza attrattiva» perché «risponde a un bisogno diffuso nelle società che avvertono lo sgretolarsi della coesione civico-sociale nazionale ». Questa disciplina, che ha «tra gli elementi il dialogo interculturale, l’apprezzamento della diversità e l’uguaglianza compresa quella di genere», ha l’obiettivo di «salvaguardare e promuovere il rispetto reciproco e i valori fondamentali ». Per questo rappresenta «una risorsa per il consolidamento del bene comune», ha affermato Ferrari. «L’educazione alla cittadinanza – ha aggiunto – deve nutrirsi di esperienze e saperi religiosi » per essere «improntata ad un necessario umanesimo sociale, vicino alle dure realtà quotidiane e non solo ad introvabili idealizzazioni progressive».

Nell’ambito educativo, ha ricordato l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, un ruolo decisivo possono e devono giocarlo le scuole cattoliche, chiamate «a formare le giovani generazioni in un mondo interconnesso e interdipendente, rispondendo alle crescenti esigenze di giustizia e di solidarietà tra gli uomini e i popoli», e l’università, che «attraverso le sue varie articolazioni e concretizzazioni, è un servizio alla Verità».

Stefania Careddu